Presentazione della Scuola

Questa presentazione della Scuola di Giurisprudenza si articola in due momenti: una breve storia dell'Universitas iuristarum di Padova nel corso dei secoli, dal 1222 alla nascita nel 2013 dell'attuale Scuola di Giurisprudenza, accompagnata da un piccolo addendum sulla storia del sigillo dei giuristi in uso presso lo Studio patavino.

L'Universitas iuristarum - l'Università dei giuristi - padovana ha una storia antica e prestigiosa; e si intreccia indissolubilmente con la cifra culturale di un Ateneo illustre, noto in tutto il mondo e la cui valenza ha consentito – e ancora consente – di annoverare Padova, a dispetto delle sue dimensioni, tra le grandi città dell’Italia. Nell’Atlante della letteratura italiana, uscito da Einaudi alla fine del 2010, Padova è elevata addirittura  a capitale culturale del Paese in un’età storica per noi particolarmente significativa, compresa tra l’anno 1222 e, grosso modo, il primo trentennio del Trecento: in questo secolo l’umanesimo sarebbe precocemente fiorito sulle rive del Bacchiglione prima di trasferirsi definitivamente (e magnificamente) su quelle dell’Arno. In effetti, tra il Duecento e il Trecento, si registrerà a Padova il passaggio, spesso il prolungato soggiorno, di intellettuali del calibro di Giotto, Dante, Boccaccio, Petrarca (e nel Quattrocento verrà Pico della Mirandola e nel Cinquecento Torquato Tasso).

Già nel corso del XII secolo erano attive in Città, nel contesto del nascente libero Comune, scholae professionali di notai, avvocati, giudici, centri di istruzione laica, capaci di trasmettere i modi di misurare e di ordinare normativamente la materia incandescente dei nuovi affari, delle nuove corporazioni, delle nuove istituzioni. Nel 1220 “Padova Repubblica” aveva inaugurato il Palazzo della Ragione, il tribunale del Comune, il luogo istituzionale della pratica esplicazione di una professionalità giuridica da tempo coltivata nelle contrade cittadine. La Res publica Patavinorum stava assumendo il carattere del Comune popolare, governato dalla libertà e dalla virtù, entrambe romanamente intese nei lavori letterari volti a recuperare le testimonianze della classicità civica e istituzionale, lavori in cui si segnalano poeti-giuristi quali Lovato Lovati e il suo discepolo Albertino Mussato.

Non fu, dunque, un caso l’evento che si concretizzò l’anno 1222: la fondazione dell’Università ad opera di un gruppo di professori e studenti fuoriusciti dall’Ateneo bolognese, tutti impegnati nella lettura e nell’esegesi della letteratura giuridica romana contenuta nei famosi Digesta dell’altrettanto famoso imperatore Giustiniano; tutti desiderosi di creare, nel libero Comune popolare dei padovani, una sede di organizzazione del sapere istituzionale non gravato da condizionamenti e controlli provenienti dai centri del potere politico e religioso, rispettosa di quelle prerogative che naturalmente competono a una comunità di studiosi disposti a dipendere solo dagli esiti della loro ricerca. Per questo lo Studium patavino, sorse, a differenza degli altri Atenei, senza avere previamente ottenuto licenza da una delle due massime autorità del tempo, l’impero tedesco e il papato romano: sarà questa primigenia libertas a connotare per sempre l’Università di Padova, destinata davvero ad essere avvertita, nell’Europa dei secoli successivi, come una capitale della ricerca, dove, anzi, si sarebbe inventato il metodo scientifico. Nemmeno fu un un caso allora che, nel XVI secolo, le nationes, cioè le consociazioni che raggruppavano gli studenti secondo la loro varia provenienza, siano salite a ben ventidue proprio presso le scuole giuridiche, sempre animate da docenti famosi e di straordinaria competenza.           

L’Università dei giuristi ha dunque generato l’Università padovana: una generazione a cui l’Ateneo - finché sono esisite le Facoltà - ha continuato a dare pubblico riconoscimento nel cerimoniale ufficiale che, nell’Aula Magna, collocava il Preside di Giurisprudenza seduto alla destra del Magnifico Rettore. D’altronde, solo nel 1399 gli artisti riusciranno a dividersi dai giuristi per comporre quell’altra università comprensiva degli studi di astronomia, dialettica, filosofia, grammatica, medicina e retorica. Ed è dal 1493 che le scuole dei giuristi padovani, sparse nelle varie contrade della Città, hanno stabilito la loro sede unica nel palazzo del Bo, l’Hospitium bovis, fino ad allora una locanda contrassegnata da un’insegna raffigurante la testa del bue: nel 1539 anche artisti e medici furono ammessi a tenervi alcune lezioni, ma  saranno poi i giuristi che dal Bo non se ne andranno più.

Alla legge del 12 maggio 1872 risale l’istituzione della Facoltà di Giurisprudenza, accanto alla quale si collocarono altre tre Facoltà (Medicina e chirurgia, Scienze fisiche, matematiche e naturali, Lettere e filosofia), ciascuna con a capo un preside; ma il termine facoltà era già in uso dagli inizi dell’Ottocento, quando venne meno la tradizionale distinzione tra università giurista e università artista e si distinsero appunto tre facoltà, legale, medica e fisico-matematica.

La Facoltà di Giurisprudenza mantenne alto il nome degli studi giuridici a Padova anche nei decenni a noi più vicini. Lo ha ricordato, all’inaugurazione del 789° anno accademico, proprio il Magnifico Rettore che ha testimoniato il perpetuarsi di una tradizione di eccellenza fino all’oggi: «la Facoltà di Giurisprudenza ha dato allo Stato unitario ministri e alti dirigenti ministeriali, come Angelo Messedaglia, Luigi Luzzatti, Emilio Morpurgo, Carlo Francesco Ferraris, e nel Novecento eminenti personalità politiche come Giuseppe Bettiol, Luigi Carraro e Livio Paladin e oggi offre competenze e professionalità per dare corpo alla riorganizzazione in senso federale del nostro Stato». Ma, occorre aggiungere, il supporto offerto dalla Facoltà giuridica patavina – all’Italia e all’Europa – non ha occupato solo lo studio tecnico degli apparati normativi funzionali alla disciplina delle istituzioni e della vita sociale in genere. L’impegno è stato anche culturale, segnato dalla volontà di costruire un sapere capace di leggere in profondità la dinamica delle relazioni interpersonali, nel desiderio di guidarla verso uno sviluppo ordinato e il più possibile conforme alle idee, alle grandi idee, che hanno consentito il costante progresso civile ed economico, dai tempi della “Repubblica dei Patavini”, il libero Comune popolare, a quelli della Repubblica democratica nata dalla catastrofe del secondo conflitto mondiale: fin dall’inizio ha preso forma ed è stata sensibilmente alimentata una tradizione di alta sapienza giuridica, un intreccio di tecnica legale e di cultura umanistica che tuttora connota gli studi giuridici a Padova.".

La legge n. 240 del 30 dicembre 2010, ha posto fine a questa lunga esperienza accademica, fatta di Facoltà e di Presidenze. Così anche la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova ha chiuso i suoi battenti il 31 dicembre 2011. Ma con lodevole perspicacia il nostro Ateneo ha ritenuto di utilizzare al meglio quella che nella legge Gelmini resta una previsione di mera eventualità; e così è disponsto, valorizzando una denominazione che è nella stessa nostra tradizione accademica, affinchè alle Facoltà abbiano a succedere,sia pur con competenze in parte diverse ma certo non irrilevanti, le Scuole. Oggi l’organizzazione degli studi giuridici dell’Università di Padova fa dunque capo alla Scuola di Giurisprudenza a cui partecipano il Dipartimento di Diritto Pubblico, Internazionale e Comunitario e il Dipartimento di Diritto Privato e Critica del Diritto.

All’ex Facoltà di Giurisprudenza facevano capo il Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza e il Corso di Laurea in Consulente del Lavoro. In entrambi questi corsi sono impartiti insegnamenti che fanno capo ora al Dipartimento di Diritto Pubblico, Internazionale Comunitario, ora al Dipartimento di Diritto Privato e Critica del Diritto e, in misura ridotta, al Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali.

Evidenti necessità di organizzazione amministrativa hanno dunque imposto la presenza di una Scuola di Giurisprudenza che coordini e razionalizzi le attività didattiche erogate dai citati Dipartimenti, anche al fine dell’approntamento di offerte formative coerenti e con una propria identità culturale di fondo.

Quest’esigenza di coordinamento e di razionalizzazione si riscontra analogamente anche in ordine alle altre attività formative che fanno capo alla Scuola di Dottorato in Giurisprudenza e, particolarmente, alla Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali. Quest’ultima si inserisce in un più ampio contesto di relazioni e di collaborazione proficua con la magistratura e l’avvocatura del Veneto rispetto alle quali la Scuola appare il soggetto più adatto all’esercizio delle funzioni di rappresentanza e di cura dei relativi rapporti, anche in vista dell’eventuale accreditamento della medesima per l’organizzazione della formazione continua.

La comunanza di pensiero e di partica fra i giuristi in ogni campo dello scibile giuridico ha reso necessario la costituzione di una Scuola di Ateneo in Giurisprudenza. Tra le varie specializzazioni giuridiche vi è una connassione - non solo culturale, ma anche tecnica - intima e fondante. Questa connessione identifica e unisce i giuristi di qualunque disciplina secondo una tradizione antichissima, testimoniata fin dai giuristi romani che affermarono l'unicità dello studium iuris pur articolato in settori tematici diversi. Identici sono anche i modi della risoluzione delle controversie giuridiche nell'ambito teorico come nella pratica giudiziaria e forense: il riconoscimento dei fatti e delle discipline loro pertinenti, l'interpretazione degli uni come delle altre, la ricerca e l'esposizione di argomenti corretti e correttamente esposti, l'interrelazione feconda con molti saperi extra-giuridici integrano latrettante abilità richieste a qualunque giurista od operatore del diritto a prescindere dalle peculiarità del singolo caso o questione esaminata.

prof. Umberto Vincenti
(professore ordinario di diritto romano e Presidente della Scuola nel triennio 2012/2015)

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La medaglia presente nella home page della Scuola raffigura l'immagine benedicente del Redentore, ricavata da un bassorilievo in pietra dipinta che rappresenta l'emblema dei giuristi. La scultura attualmente si traova nella Sala delle Lauree di Medicina, ivi collocata dotto l rettorato di Carlo Anti, per cui se ne auspica una più appropriata collocazione.

La più antica datazione della scultura depone a favore di una maggiore aderenza all'emblema originale dei giuristi, rispetto al sigillo datato 1627, di cui si conserva il tipario nel Museo Civico di Padova, e dal quale era stato tratto il recente logo della Facoltà di Giurisprudenza. Analoga è la rappresentazione del Cristo sul ducato, poi zecchino, veneziano che risale alla fine del Duecento. L'iscrizione abbrevia la dicitura "Sigillum Universitatis Iuristarum" risultante dal sopra citato tipario.

Lo stemma degli artisti, costituitisi in Universitas nel 1399, reca invece l'effige del Cristo risorgente.

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